Tutte le citazioni riportate vengono dal capitolo 8 "Non prendiamo nulla con la forza, Dio sia lodato" del libro di Howard Zinn, "Storia del popolo americano dal 1492 a oggi", Il Saggiatore, 2005
Nel 1821, quando il Messico ottenne l'indipendenza dalla Spagna con una guerra rivoluzionaria, il suo territorio era molto esteso e comprendeva Texas, New Mexico, Utah, Nevada, Arizona, California e parte del Colorado. Nel 1836 il Texas si staccò dal Messico per diventare "Repubblica della stella solitaria. Gli Stati Uniti trovarono che la sua annessione, così come quella della California fossero assolutamente indispensabili per l'espansione della loro potenza. Per fare ciò la soluzione migliore era la guerra. Quindi per provocazione inviarono le truppe oltre il confine tra Messico e Texas, cioè oltre il fiume Nueces fino ad arrivare al Rio Grande invadendo letteralmente il territorio messicano. La morte di un generale americano lungo il fiume fu attribuita alla violenza del popolo messicano e fu utilizzata come prova evidente dell'aggressione da parte del Messico nei confronti degli Stati Uniti. "Si compia dunque la grande misura dell'annessione, e si risolvano con essa le questioni di confini e rivendicazioni. Chi può arrestare il torrente che si riverserà ad ovest? Ci si aprirà così la via della California. Chi fermerà l'avanzata del nostro popolo occidentale?" "Il Messico ha passato il confine degli Stati Uniti, ha invaso il nostro territorio e versato sangue americano sul suolo americano". Washington decise così di punire il nemico, anche la popolazione era favorevole all'attacco, tanto che ci furono manifestazioni in strada a favore della guerra. Il poeta americano Walt Whitman scrisse: "Sì, il Messico deve essere punito fino in fondo! Portiamo le nostre armi con uno spirito che insegni al mondo che l'America, anche se non cerca il conflitto, è capace di schiacciare i suoi nemici e di espandersi!"
Un'altra citazione del libro dice: " Questa aggressività era accompagnata dall'idea che gli Stati Uniti avrebbero portato a nuove popolazioni i doni della libertà e della democrazia. Entravano in gioco anche idee di superiorità razziale, brame suscitate dalle belle terre del New Mexico e della California, e progetti di iniziative commerciali oltre il Pacifico"
"Crediamo che la civilizzazione di quel Paese (Messico) faccia parte del nostro destino".
Contro la guerra c'erano gli abolizionisti, che vedevano in essa soltanto un lugubre tentativo di espandere la schiavitù e farsi alti guadagni.
Lo scrittore Henry David Thoreau scrisse nel 1846:
"L'importante non è coltivare il rispetto della legge, ma della giustizia. La legge non ha mai reso gli uomini più giusti; e rispettandola, anche i meglio disposti divengono ogni giorno strumenti dell'ingiustizia. Una conseguenza comune e naturale di un indebito rispetto per la legge è che potete vedere una fila di soldati che marciano in ordine ammirevole per colline e vallate verso la guerra, contro la loro volontà, sì, contro il loro buon senso e la loro coscienza, e ciò rende la marcia davvero molto dura, e si stringe il cuore."
Il 21 gennaio 1848 Frederick Douglass (ex schiavo) scrisse sul suo giornale North Star:
"Nessun uomo politico di qualche peso o prestigio sembra disposto a schierarsi per la pace a qualunque costo, e tutti sembrano invece accettare di buon grado che la guerra prosegua, in una forma o nell'altra."
Il 12 maggio 1846 Horace Greeley scriveva sul New York Tribune:
"Possiamo sconfiggere facilmente gli eserciti del Messico, massacrarli a migliaia. Chi crede che una manciata di vittorie sul Messico e l'"annessione" di metà delle sue province ci daranno maggiore libertà, una moralità più pura, un'industria più prospera di quelle che abbiamo ora? La vita non è già abbastanza infelice, la morte non viene già abbastanza presto, senza ricorrere agli orrendi congegni della guerra?
E dalla parte dei soldati? "Un tenente di fanteria americano raccontò in una lettera ai genitori che cosa era accaduto dopo la morte in battaglia di un ufficiale:
"Il generale Lane ci disse di vendicare la morte del valoroso Walker. Fecero irruzione per prima cosa nelle botteghe di liquori e poi, resi folli dall'alcol, commisero ogni specie di oltraggio. Donne anziane e fanciulle furono spogliate degli indumenti e molte subirono offese ancora maggiori. Gli uomini furono uccisi a fucilate a decine, i loro beni, le loro chiese, i magazzini e le case saccheggiati. Per la prima volta mi sono vergognato del mio paese."
Il Messico fu sconfitto. Il confine con il Texas fu spostato sul Rio Grande. Il New Mexico e la California furono annessi agli Stati Uniti. L'America diede in cambio quindici milioni di dollari, e un giornale scrisse al riguardo: "Noi non prendiamo niente con la forza. Dio sia lodato."
Mi domando cosa sia cambiato dal 1800 ai giorni nostri. Mi domando anche se ci si debba ancora stupire, o se semplicemente il desiderio di fare la guerra non si possa sradicare, se sia un fattore addirittura culturale. Proprio non mi spiego come, nonostante il tempo passi, il modo di ragionare continui ad essere lo stesso, ed il mondo ad andare avanti allo stesso modo.
Nel 1821, quando il Messico ottenne l'indipendenza dalla Spagna con una guerra rivoluzionaria, il suo territorio era molto esteso e comprendeva Texas, New Mexico, Utah, Nevada, Arizona, California e parte del Colorado. Nel 1836 il Texas si staccò dal Messico per diventare "Repubblica della stella solitaria. Gli Stati Uniti trovarono che la sua annessione, così come quella della California fossero assolutamente indispensabili per l'espansione della loro potenza. Per fare ciò la soluzione migliore era la guerra. Quindi per provocazione inviarono le truppe oltre il confine tra Messico e Texas, cioè oltre il fiume Nueces fino ad arrivare al Rio Grande invadendo letteralmente il territorio messicano. La morte di un generale americano lungo il fiume fu attribuita alla violenza del popolo messicano e fu utilizzata come prova evidente dell'aggressione da parte del Messico nei confronti degli Stati Uniti. "Si compia dunque la grande misura dell'annessione, e si risolvano con essa le questioni di confini e rivendicazioni. Chi può arrestare il torrente che si riverserà ad ovest? Ci si aprirà così la via della California. Chi fermerà l'avanzata del nostro popolo occidentale?" "Il Messico ha passato il confine degli Stati Uniti, ha invaso il nostro territorio e versato sangue americano sul suolo americano". Washington decise così di punire il nemico, anche la popolazione era favorevole all'attacco, tanto che ci furono manifestazioni in strada a favore della guerra. Il poeta americano Walt Whitman scrisse: "Sì, il Messico deve essere punito fino in fondo! Portiamo le nostre armi con uno spirito che insegni al mondo che l'America, anche se non cerca il conflitto, è capace di schiacciare i suoi nemici e di espandersi!"
Un'altra citazione del libro dice: " Questa aggressività era accompagnata dall'idea che gli Stati Uniti avrebbero portato a nuove popolazioni i doni della libertà e della democrazia. Entravano in gioco anche idee di superiorità razziale, brame suscitate dalle belle terre del New Mexico e della California, e progetti di iniziative commerciali oltre il Pacifico"
"Crediamo che la civilizzazione di quel Paese (Messico) faccia parte del nostro destino".
Contro la guerra c'erano gli abolizionisti, che vedevano in essa soltanto un lugubre tentativo di espandere la schiavitù e farsi alti guadagni.
Lo scrittore Henry David Thoreau scrisse nel 1846:
"L'importante non è coltivare il rispetto della legge, ma della giustizia. La legge non ha mai reso gli uomini più giusti; e rispettandola, anche i meglio disposti divengono ogni giorno strumenti dell'ingiustizia. Una conseguenza comune e naturale di un indebito rispetto per la legge è che potete vedere una fila di soldati che marciano in ordine ammirevole per colline e vallate verso la guerra, contro la loro volontà, sì, contro il loro buon senso e la loro coscienza, e ciò rende la marcia davvero molto dura, e si stringe il cuore."
Il 21 gennaio 1848 Frederick Douglass (ex schiavo) scrisse sul suo giornale North Star:
"Nessun uomo politico di qualche peso o prestigio sembra disposto a schierarsi per la pace a qualunque costo, e tutti sembrano invece accettare di buon grado che la guerra prosegua, in una forma o nell'altra."
Il 12 maggio 1846 Horace Greeley scriveva sul New York Tribune:
"Possiamo sconfiggere facilmente gli eserciti del Messico, massacrarli a migliaia. Chi crede che una manciata di vittorie sul Messico e l'"annessione" di metà delle sue province ci daranno maggiore libertà, una moralità più pura, un'industria più prospera di quelle che abbiamo ora? La vita non è già abbastanza infelice, la morte non viene già abbastanza presto, senza ricorrere agli orrendi congegni della guerra?
E dalla parte dei soldati? "Un tenente di fanteria americano raccontò in una lettera ai genitori che cosa era accaduto dopo la morte in battaglia di un ufficiale:
"Il generale Lane ci disse di vendicare la morte del valoroso Walker. Fecero irruzione per prima cosa nelle botteghe di liquori e poi, resi folli dall'alcol, commisero ogni specie di oltraggio. Donne anziane e fanciulle furono spogliate degli indumenti e molte subirono offese ancora maggiori. Gli uomini furono uccisi a fucilate a decine, i loro beni, le loro chiese, i magazzini e le case saccheggiati. Per la prima volta mi sono vergognato del mio paese."
Il Messico fu sconfitto. Il confine con il Texas fu spostato sul Rio Grande. Il New Mexico e la California furono annessi agli Stati Uniti. L'America diede in cambio quindici milioni di dollari, e un giornale scrisse al riguardo: "Noi non prendiamo niente con la forza. Dio sia lodato."
Mi domando cosa sia cambiato dal 1800 ai giorni nostri. Mi domando anche se ci si debba ancora stupire, o se semplicemente il desiderio di fare la guerra non si possa sradicare, se sia un fattore addirittura culturale. Proprio non mi spiego come, nonostante il tempo passi, il modo di ragionare continui ad essere lo stesso, ed il mondo ad andare avanti allo stesso modo.

2 Comments:
Il problema è molto serio.
Non direi che è una questione di cultura o di indole, bensì sono più propenso a pensare che sia un problema di controllo delle masse.
Le persone prese singolarmente hanno reazioni diverse a determinati problemi ma in un'ottica generalizzata sono vittime dell'ultima moda, dell'ultima trovata o dell'ultima notizia (perchè non conta se uno e contrario o meno: o uno o l'altro sono d'accordo e una volta uno o una volta l'altro sono d'accordo; presi a maggioranza sono tutti d'accordo), ecco perchè si dice sempre che il popolo ha memoria corta: in base a cosa passa quella giornata mette in secondo piano il problema di ieri e non riesce più a distinguere quale sia il più importante tra i due.
Sfruttando questa caratteristica la questione assume una sua scientificità, ecco perchè ormai la politica si fa con i sondaggi, e le informazioni vengono controllate e rese note solo nei momenti opportuni.
La democrazia non si basa sulla giustizia ma sulla maggioranza e chi ha il potere può arrivare a controllare le opinioni della maggioranza con iniziative spot o avvenimenti spot (guarda ad esempio le ultime leggi del governo: mille euro per i nuovi nati...).
Calza a pennello la canzone dei Punkreas "Tolleranza Zero" dove si dice "quando la ragione è un sondaggio di opinione la paura è il letame che alimenta la reazione quando è uno solo è una semplice deriva me se sono dei milioni è psicosi collettiva", cioè se la maggioranza ha ragione e detta legge, nei casi di pericolo, minaccia o paura le posizioni si estremizzano e si trova in chi la pensa diversamente (minoranza) la causa di tutti i mali (causa da annientare).
Il sistema di controllo delle masse è molto articolato ma devo dire che funziona molto bene (basta dire che Bush è stato il presidente più votato di tutta la storia degli USA!!!).
Per quanto riguarda la cultura non è detto che ora siamo molto più avanzati rispetto al 1800, forse abbiamo conoscenze in più ma non è detto che le conoscenze servano ad accrescere la personalità e lo spirito critico perchè la cultura è anche valutazione (le conoscenze vanno valiate da una propria valutazione critica altrimenti sono semplici nozioni prive di valore: semplice tecnica).
Per questo sono grato alla scuola, perchè mi ha dato strumenti di valutazione e termini di confronto su una varietà di temi molto ampia, però sta alla persona farli propri ed utilizzarli.
Inutile dire che ad utilizzare questi strumenti sono la minoranza... (anche se la maggioranza frequenta fior fiore di scuole)
Si può quindi capire perchè faccia comodo questo tipo di istruzione e che l'ultimo governo si sia impegnato a peggiorare i programmi e il sistema scolastico.
Stiamo comunque attenti che la scuola in Italia è molto diversa rispetto a quella Americana: in Italia a parole si usa il metodo Marxista di insegnamento... in america Marx è come minimo fuorilegge....
Lascio quindi a voi lettori le ultime considerazioni (visto l'orario tardo...) di come sia più semplice controllare l'opinione di una massa senza strumenti di giudizio (o con strumenti che non sa utilizzare) bombardata da mode, falsi problemi e falsi diritti.
Darei quindi l’intera colpa alla classe dirigente che ingannando si aggiudica il potere costruendo un sistema che solo pochi riescono a intravedere.
Concludo ricordando un cantautore a me caro: Fabrizio de Andrè che anche se non è più tra noi è da poco uscita una raccolta dei suoi capolavori che si intitola "In Direzione Ostinata E Contraria", da molte sue opere si nota la posizione di minoranza che ha caratterizzato la sua vita.
Invito tutti a riflettere sulle posizioni di minoranza (non sempre sono sbagliate...).
By
Anonimo, at 14/12/05 01:24
Grazie Marco per la risposta! Sono pienamente d'accordo con te, anche se secondo me, quando il controllo dei media e della politica sui cittadini è così forte da fare un lavaggio del cervello e dura praticamente da sempre
si trasforma anche in un fatto culturale, perchè la gente senza saperlo, acquisisce un certo modo di pensare, valutare i fatti e prendere decisioni (cioè accettare passivamente quelle sbagliate che prendono al loro posto).
Ad esempio, l'idea del bene contro il male, di considerarsi una democrazia, di essere d'accordo con la pena di morte, ma anche lo stesso giorno del ringraziamento o del 4 luglio, le bandiere americane davanti ad ogni casa, sono elementi culturali, sebbene impregnati di ipocrisia.
Anche il fatto che la maggior parte dei cittadini crede ciecamente in quello che dice il loro presidente (chiunque esso sia!!) è un fattore culturale: per loro il presidente è molto più vicino a Dio del nostro, e amano credere in lui, è come un rito, un valore. E' per questo che siamo nella merda in cui siamo.
By
Simo, at 18/12/05 16:11
Posta un commento
<< Home