C'è una strada passando per Reggio Emilia che si chiama "Via Caduti di Nassiriya".
Mi ha sorpreso quella scritta proprio appena uscita da una rotonda. Una ferita così recente e già si ha il timore che possa essere dimenticata.
Le incisioni, i monumenti, i musei sono fatti per ricordare, anche quando i fatti non li abbiamo visti con i nostri occhi, quando non li abbiamo vissuti in prima persona, ma ci sono stati raccontati dopo, in tv. Così, dei caduti di Nassiriya abbiamo saputo per prima cosa che sono caduti, e immediatamente sono diventati eroi, perché hanno combattuto per la libertà e la democrazia degli altri, un gesto nobile, davvero. Sono diventati eroi (quell'etichetta che dà il giornalismo e che piace tanto gli ascoltatori) prima che si sapesse qualcosa delle loro vite. Poi per fare risaltare il patriottismo che c'è in noi hanno iniziato a raccontarci le loro storie, tutte commoventi ed esemplari. Già, sono sempre i migliori che se ne vanno. E gli altri che fanno?
A volte capita che quelli che restano combattono in guerra anche loro, che invece di essere uccisi uccidono, e che per essere ricordati filmano. Forse ne sono pure orgogliosi di quelle immagini, di avere finito quel "bastardo", che ferito, si divincolava come un cucciolo spaurito. Che carino, eh?
Però lo finiscono, in fondo quasi un atto di generosità. E' così che va la guerra, anche quando la chiamano missione di pace, oggi tocca a me, domani a te. Non si guarda in faccia a nessuno e quello che eri l'hai lasciato a casa o al massimo all'areoporto a fare compagnia a mammà in lacrime. Tanto lei ti perdonerà.
Se morirai sarai un eroe per tutti, se ucciderai sono le regole del gioco, se avrai ferite saranno un vanto. Racconterai la versione dei fatti che più ti darà gloria, per nascondere a te stesso che quell'orgoglio non è altro che la trasfigurazione della vigliaccheria.
A meno che non ci siano le immagini di mezzo. A meno che un filmato non ricordi a tutti le brutalità e le crudeltà della guerra che ci viene proposta continuamente con il filtro flu, e che tu in realtà non sei migliore degli altri. Allora lì è dura convincere la gente che ha un cuore.
A conti fatti, ti sei salvato la vita, meglio tu che un altro, ma per questa volta, e forse anche tu lo sai, non sei un eroe.
Mi ha sorpreso quella scritta proprio appena uscita da una rotonda. Una ferita così recente e già si ha il timore che possa essere dimenticata.
Le incisioni, i monumenti, i musei sono fatti per ricordare, anche quando i fatti non li abbiamo visti con i nostri occhi, quando non li abbiamo vissuti in prima persona, ma ci sono stati raccontati dopo, in tv. Così, dei caduti di Nassiriya abbiamo saputo per prima cosa che sono caduti, e immediatamente sono diventati eroi, perché hanno combattuto per la libertà e la democrazia degli altri, un gesto nobile, davvero. Sono diventati eroi (quell'etichetta che dà il giornalismo e che piace tanto gli ascoltatori) prima che si sapesse qualcosa delle loro vite. Poi per fare risaltare il patriottismo che c'è in noi hanno iniziato a raccontarci le loro storie, tutte commoventi ed esemplari. Già, sono sempre i migliori che se ne vanno. E gli altri che fanno?
A volte capita che quelli che restano combattono in guerra anche loro, che invece di essere uccisi uccidono, e che per essere ricordati filmano. Forse ne sono pure orgogliosi di quelle immagini, di avere finito quel "bastardo", che ferito, si divincolava come un cucciolo spaurito. Che carino, eh?
Però lo finiscono, in fondo quasi un atto di generosità. E' così che va la guerra, anche quando la chiamano missione di pace, oggi tocca a me, domani a te. Non si guarda in faccia a nessuno e quello che eri l'hai lasciato a casa o al massimo all'areoporto a fare compagnia a mammà in lacrime. Tanto lei ti perdonerà.
Se morirai sarai un eroe per tutti, se ucciderai sono le regole del gioco, se avrai ferite saranno un vanto. Racconterai la versione dei fatti che più ti darà gloria, per nascondere a te stesso che quell'orgoglio non è altro che la trasfigurazione della vigliaccheria.
A meno che non ci siano le immagini di mezzo. A meno che un filmato non ricordi a tutti le brutalità e le crudeltà della guerra che ci viene proposta continuamente con il filtro flu, e che tu in realtà non sei migliore degli altri. Allora lì è dura convincere la gente che ha un cuore.
A conti fatti, ti sei salvato la vita, meglio tu che un altro, ma per questa volta, e forse anche tu lo sai, non sei un eroe.


